Posts Tagged ‘relazioni’

Forse…però boh

13 maggio 2014

Certe cose arrivano forti, potenti, crudeli, come un pugno nello stomaco quando meno te lo aspetti. E ci vuole tempo per riprendere fiato, rimettersi in piedi, ricominciare a camminare. Quando ci riesci cominci a pensare, anzi no, a sentire. E di solito senti che c’è qualcosa che non va, qualcosa che stona.

Ecco, io sento che c’è qualcosa che stona quando si inceppa il meccanismo di una relazione, che è una cosa complicatissima, che anche gli ingegneri aerospaziali si mettono le mani nei capelli (se gliene è rimasto qualcuno). Perché è una macchina senza forma, fatta di passioni, amore, odio, riconoscimenti, conflitti, paure, desiderio e tante parole e tanti corpi. E si sa, quando ci sono di mezzo i corpi è sempre un gran casino. E poi se sono corpi di donne… Com’è che si inceppa? Quando? Perché?

Forse quando il desiderio prende percorsi diversi, però boh, stare in relazione significa fare spazio al desiderio dell’altra, anche se questo si traduce nel mediare il tuo. Forse perché non si parla più lo stesso linguaggio, però boh, risignificare le parole è la nostra specialità. Forse quando non si riesce a stare più su un terreno di conflitto, però boh, la relazione senza conflitto non è relazione. Forse è perché si ha paura, paura di riconoscersi a tal punto da scomparire, paura di affidarsi e fidarsi, paura di perdere di autenticità, però boh, la paura è sana se ti apre al mondo, non il contrario. Forse è perché si ama troppo, oppure si odia troppo, e dopo un po’ non si riesce più a contenere tutto, però boh, amare, odiare, che significa? Forse quando non hai più voglia, energie, forza, perché si sa, la relazione è fatica.

Forse non è poi così complicato, però boh, io quando sento che si inceppa il meccanismo di una relazione mi trasformo in un ingegnere aerospaziale e non riesco a far altro che passarmi le mani nei capelli (tanti e ricci).

Se torna il sereno

27 dicembre 2011

Un ufficio silenzioso e silente, ancora assopito. Risveglio da giorni calorosi, di unione e condivisione, di giochi e risate, di bimbi felici di fronte a un libro parlante, di donne sorridenti e soddisfatte di fronte a una tavola imbandita, di giovani chiusi in casa davanti a un camino e annebbiati dai fumi, di coppie innamorate sotto alberi illuminati, di folle impazzite per le vie della città, di vecchi impegnati a ricordare il passato e a immaginare un futuro, di vite spezzate, di famiglie divise, di crisi persistenti.

Un’irruzione violenta e volgare, per un risveglio brusco. Brividi attraversano il corpo e gelano il cuore. Riportano nell’umido della terra che si fa fango, e investe corpi e pensieri, li copre, li soffoca. Nel presente che non riesce a farsi futuro, nelle lettere che non riescono a comporre frasi, nei suoni che non riescono a farsi melodia, nei gesti che non possono indicare la strada. E’ il nostro tempo, quello che viviamo e abitiamo, dal quale fuggiamo rifugiandoci, nelle case, nei romanzi, nelle relazioni. Sospesi su nubi insidiose, pronti a precipitare, alla disperata ricerca di paracaduti che possano ammorbidire la caduta. La salvezza nelle relazioni intrecciate, coltivate, disperse, ricominciate. In quelle politiche fatte di corpi, nella voglia di vedersi, toccarsi, stare insieme, pensare insieme. E’ lì che le nubi si disperdono e torna il sereno.

Carla Lonzi. Oggi.

9 febbraio 2010