Archive for the ‘relazioni’ Category

Forse…però boh

13 maggio 2014

Certe cose arrivano forti, potenti, crudeli, come un pugno nello stomaco quando meno te lo aspetti. E ci vuole tempo per riprendere fiato, rimettersi in piedi, ricominciare a camminare. Quando ci riesci cominci a pensare, anzi no, a sentire. E di solito senti che c’è qualcosa che non va, qualcosa che stona.

Ecco, io sento che c’è qualcosa che stona quando si inceppa il meccanismo di una relazione, che è una cosa complicatissima, che anche gli ingegneri aerospaziali si mettono le mani nei capelli (se gliene è rimasto qualcuno). Perché è una macchina senza forma, fatta di passioni, amore, odio, riconoscimenti, conflitti, paure, desiderio e tante parole e tanti corpi. E si sa, quando ci sono di mezzo i corpi è sempre un gran casino. E poi se sono corpi di donne… Com’è che si inceppa? Quando? Perché?

Forse quando il desiderio prende percorsi diversi, però boh, stare in relazione significa fare spazio al desiderio dell’altra, anche se questo si traduce nel mediare il tuo. Forse perché non si parla più lo stesso linguaggio, però boh, risignificare le parole è la nostra specialità. Forse quando non si riesce a stare più su un terreno di conflitto, però boh, la relazione senza conflitto non è relazione. Forse è perché si ha paura, paura di riconoscersi a tal punto da scomparire, paura di affidarsi e fidarsi, paura di perdere di autenticità, però boh, la paura è sana se ti apre al mondo, non il contrario. Forse è perché si ama troppo, oppure si odia troppo, e dopo un po’ non si riesce più a contenere tutto, però boh, amare, odiare, che significa? Forse quando non hai più voglia, energie, forza, perché si sa, la relazione è fatica.

Forse non è poi così complicato, però boh, io quando sento che si inceppa il meccanismo di una relazione mi trasformo in un ingegnere aerospaziale e non riesco a far altro che passarmi le mani nei capelli (tanti e ricci).

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Sui compagni e le compagne

20 dicembre 2013

Perlopiù chi mi conosce s’è abituato. Sa a chi mi riferisco quando dico “compagna”, ma dubito che tutti ne conoscano il significato. Quante volte mi sono sentita dire: “ma perchè devi dire per forza compagna, non puoi dire semplicemente amica?”. No, non posso, e poi semplicemente non è l’avverbio appropriato.

Ricordo che mia madre, donna di partito da sempre, dopo un decennio di allontanamento (e in 10 anni nella sinistra italiana può succedere di tutto senza che nulla cambi) torna sconvolta da una riunione e fà: “hanno iniziato dicendo, amiche e amici, ma non non eravamo compagne e compagni?”.

Ecco appunto! Compagni è una parola di lunga storia, perlopiù politica, che a un certo punto si è deciso di abbandonare: nostalgica, vetero, ancorata a vecchi modelli venuti giù insieme al muro. Per anni è stata legittimata solo nelle scuole, e a ragione. Il compagno o la compagna di banco erano quelli con cui si passava la maggior parte del tempo, si condividevano libri, merenda, strigliate dei prof, compiti a casa e bravate. Poi è diventata di uso comune anche nella vita: quando la famiglia ha cambiato di segno, quando la società ha sorpassato gli interventi normativi e politici, quando non c’erano più solo marito e moglie, ma compagne e compagni di vita, coppie di fatto. Dire “questo è il mio compagno” è stato per anni rivendicare una scelta altra, diversa da quella imposta da una cultura cattolico-patriarcale che disegnava il matrimonio come il destino, unico e ineludibile, di un percorso d’amore. Oggi anche questo è norma: un compagno può essere per sempre.

Compagna è una parola che tiene insieme la politica e la vita, la rivendicazione e il cuore. Con una compagna condividi. Tempo, luoghi, libri, percorsi, scritture, azioni, viaggi, manifestazioni, cibo, sigarette, strade, conflitti, parole. Linguaggi, progetti, aperture, porte in faccia, disagi, gioie, eccitazione, fatica, cariche. Riunioni, incontri, laboratori, lavori, feste, balli, musiche, fotografie, arti marziali. Scontri, confronti, attacchi, pratiche, strategie, cori, striscioni, manifesti. Lo fai per scelta, lo fai perchè lo desideri, lo fai per responsabilità, lo fai per prenderti cura di te, di lei e del mondo. Lo fai perchè sia visibile, riconoscibile, perchè abbia un segno, perchè lasci un segno.

Dico compagna perchè questa parola porta il segno di una relazione, perchè mi dà il senso, perchè mi fa ordine. E quando le compagne sono tante, quando c’è comunità e comunione, quando c’è riconoscimento e fiducia, vai nel mondo con la forza e il peso di tutte, sei radicata e nomade, sei appassionata e appassionante, sei tanta, incontenibile, inaddomesticabile, inarrestabile.

Corri, ma non scappare

23 novembre 2012

Un’amica e compagna, di lunghi viaggi – fisici e simbolici –, di politica, di confidenze, l’ha chiamato “il giorno dopo”, e ha ragione. A me arriva un po’ più tardi, perché si deposita, a strati, quella nausea stanca, quella rabbia  impotente, quella consapevolezza che vorrebbe farsi forza ma a volte si fa  tristezza.

Corri e scappa che ci prendono, chiuse nelle splendide strade del centro capitolino, che non mi erano mai apparse così strette e invasive. Bombe, morte, corpi dilaniati, bambini insanguinati, per un conflitto, lungo, di autodeterminazione. Giornate contro la violenza, adolescenti suicidi, femminicidio, omofobia, fiaccolate, fumetti, pantaloni rosa, teatri, assemblee, incontri, riunioni.

Coloro che mi hanno maltrattata vinceranno se non faccio qualcosa della mia vita dice Nicole. Sì, è questo. Occhi tumefatti, braccia rotte, coltelli in gola, silenzi, ricatti, persecuzioni. “L’assassino ha le chiavi di casa”, urlavano le donne 5 anni fa. E ce l’hanno pure adesso. E fa male, ogni volta, e troppo
spesso. Ieri Roberta Lanzino. Ragazza.

Ieri anche Andrea. Ragazzo.

Saturante, ha detto una donna parlando di Carla Lonzi, in sospensione, ha
detto un’altra parlando delle nostre vite, psicologicamente a terra, mi ha
confidato un’altra ancora.

Eppure siamo sempre qui e lì, in quel teatro, in quella piazza, in quella casa, con corpi stremati ma desideranti, con parole forti e di invenzione, con pratiche genealogiche. Ci siamo, e poi siamo sempre noi, ma ne vogliamo altre.

E ancora, corri, ma non scappare. Fermati, guardati intorno, cerca lo sguardo delle altre, trovale, eccoci!

Colloqui del quotidiano

17 ottobre 2012

Colloquio n. 1 – al bar, alimentazione e psicologia

caffè e cornetto, anzi no solo caffè, la mattina non mangio mai. E fai male. perchè? Perché vuol dire che non vuoi aprirti al mondo, che non sai apprezzare i sapori della vita, che inizi la giornata già inaridita. ah ok, dammi un cornetto allora.

tabacco per favore. Sai che non dovresti fumare? perché? Perché fa male a te e chi ti sta intorno, pensa ai bambini, pensa al fumo passivo, pensa alle donne incinta, pensa ai mozziconi che butti per strada, sai che ci mettono mille anni a biodegradarsi? si, l’ho sentito dire. Questo significa che non vuoi bene a te stessa e alla terra che abiti. ok, scusa, provo a smettere.

un piatto di verdure, piccolo però. Perché mangi così poco? non ho fame. Sei sicura? Guarda che ti sei dimagrita troppo. ma veramente io sono così da quando ho 18 anni. Non è che sei anoressica? Bulimica? no, guarda, semplicemente mangio quando ho fame, e ora non ho fame. Invece dovresti fare un pasto completo, il pranzo è importante. va bene, allora carbonara, cotoletta e patate al forno.

Colloquio n. 2 – a casa, benessere fisico e riposo

mi sdraio 10 minuti. Dopo pranzo? si, ho mangiato troppo, mi viene sonno. Non si dorme il pomeriggio, dopo pranzo poi, ti rimane tutto sullo stomaco, dovresti andare a fare una mezz’oretta di corsa. ma piove. E allora? no niente, vado, ma posso almeno camminare? Si, ma passo veloce.

non torno per cena, ho una riunione e finisco tardi. E quando mangi? non lo so, quando ho fatto. E vorresti mangiare a mezzanotte? perché no? Perché a mezzanotte devi aver già digerito e devi andare a dormire. a mezzanotte? io non dormo mai prima delle due. E a che ora ti svegli? alle sette. E pensi che ti bastino cinque ore di sonno? si. Sbagliato, ne servono almeno otto per riposare mente e corpo. ma io non posso dormire otto ore, ho troppe cose da fare. Non si lavora la notte. ok, allora mi porto un panino e torno presto.

Colloquio n. 2 – con la nonna, matrimonio e famiglia

Ma quando ti sposi? mai! Perché? sono contraria al matrimonio. E i figli? Non ti sembra ora di mettere su il cantiere? no, proprio no, non sono pronta, mi sento troppo figlia per fare la madre. Guarda che hai già superato l’età naturale ideale e più vai avanti e peggio è. ma ho solo 28 anni. Solo? Alla tua età io avevo sei figli e tua madre già te e tua sorella. ho capito ma erano altri tempi e poi io ho ancora troppe cose da fare, troppi posti da vedere, troppe persone da incontrare. Ma guarda che la famiglia è importante. dipende cosa intendi per famiglia. La famiglia è una: marito, moglie, figli.

Ma non è che sei lesbica? no. Sicura? si, abbastanza sicura. Ma sei sempre circondata da donne, stai sempre con tutte queste femmine, chissà cosa fate poi. amo le donne, ma non sono lesbica. Sarà, ma secondo me se non ti sbrighi rischi di rimanere zitella.

Colloquio n. 4 – con la nonna, sessualità e scoperte

Arriverà un giorno in cui capirai certe cose. che cose? Cose che si capiscono solo quando ti sposi. ma ti ho detto che non mi sposo! Vabbè, dai, quando vai a vivere con un maschio, quando ci dormi insieme. ah, ok. Prima o poi succederà. davvero? e come sarà? Dipende. da cosa? Dal maschio. quindi io non posso decidere niente. No, è lui che decide. e io che faccio? Aspetti. aspetto cosa? Che finisca. oddio!

ma guarda che è già successo. Cosa? quella cosa nel letto, e anche in altri posti. Ma quando? un po’ di tempo fa. Coooooooosaaaaaaaaaaa? si, ma niente di serio, non ti preoccupare. Quindi ti sposi? con chi? Con questo maschio. non credo. Perché? sono anni che non lo vedo.

Dai è tardi, è ora di cena. ma sono le 6. E’ meglio se vai a casa. ok nonna.

faccio colazione con caffè e sigaretta, pranzo di corsa, ceno tardi, lavoro pure la notte, dormo poco. E poi bevo troppo, faccio poco sport, dedico poco tempo alla vita privata, troppo a quella politica. ma quel che è peggio è che ancora non ho imparato ad assecondare la nonna…

 

Se torna il sereno

27 dicembre 2011

Un ufficio silenzioso e silente, ancora assopito. Risveglio da giorni calorosi, di unione e condivisione, di giochi e risate, di bimbi felici di fronte a un libro parlante, di donne sorridenti e soddisfatte di fronte a una tavola imbandita, di giovani chiusi in casa davanti a un camino e annebbiati dai fumi, di coppie innamorate sotto alberi illuminati, di folle impazzite per le vie della città, di vecchi impegnati a ricordare il passato e a immaginare un futuro, di vite spezzate, di famiglie divise, di crisi persistenti.

Un’irruzione violenta e volgare, per un risveglio brusco. Brividi attraversano il corpo e gelano il cuore. Riportano nell’umido della terra che si fa fango, e investe corpi e pensieri, li copre, li soffoca. Nel presente che non riesce a farsi futuro, nelle lettere che non riescono a comporre frasi, nei suoni che non riescono a farsi melodia, nei gesti che non possono indicare la strada. E’ il nostro tempo, quello che viviamo e abitiamo, dal quale fuggiamo rifugiandoci, nelle case, nei romanzi, nelle relazioni. Sospesi su nubi insidiose, pronti a precipitare, alla disperata ricerca di paracaduti che possano ammorbidire la caduta. La salvezza nelle relazioni intrecciate, coltivate, disperse, ricominciate. In quelle politiche fatte di corpi, nella voglia di vedersi, toccarsi, stare insieme, pensare insieme. E’ lì che le nubi si disperdono e torna il sereno.

Piazze e date

18 ottobre 2011

Io amo la storia ma le date non mi sono mai entrate in testa. C’è chi dice che senza date non c’è storia, io dico che non c’è storia senza narrazione, senza donne e uomini, senza quella politica che lavora per il cambiamento, per le rotture, per ricucire, per spostare, per “rivoluzionare”.

In questi anni di vita politica ho imparato sul mio corpo e sulle mie pratiche che le date portano con sé un significato importante, ma continuano a non piacermi, e continua a non piacermi l’uso che se ne fa. In quest’ultimo anno sono stata costretta ad associare corpi e modalità politiche e simbolico a quelle date: il 16 ottobre, il 14 dicembre e poi il 22, il 13 febbraio, il 9 aprile, e ora il 15 ottobre. Date in cui ci sono stata, con il mio corpo, insieme alle altre e agli altri, quando organizzata, quando indipendente, quando scettica, quando emozionata, sopra un carro, in un corteo, in una piazza enorme, seduta per terra, e infine di corsa, anche spaventata, tra lacrimogeni, incendi, caschi e blindati.

Devastazione e violenza organizzata, così hanno definito ciò che è andato in scena sabato 15 ottobre. Io credo sia qualcosa di più: la guerriglia urbana, sì organizzata e prevista, ma anche prevedibile, è il sintomo di una conflittualità acre e radicale, le cui motivazioni vanno rintracciate in un disagio profondo, per gli spazi (non) abitati, per gli abusi subiti, per le parole (non) dette, per la politica (non) agita.

E’ un tempo strano il nostro, quello che quotidianamente viviamo e attraversiamo, con i nostri corpi, le nostre parole, la nostra politica. In cerca della ricomposizione, di un senso comune, di una dimensione collettiva, ricerca che non deve fermarsi davanti a una piazza distrutta, una madonna in pezzi o cassonetti e auto bruciate. La condanna è legittima, la perdita di spazi, forze e energie no.

Guardare indietro, raccogliere e continuare, con le altre e con gli altri, perché la mia politica è fatta di corpi e relazioni, non di date. Guardare indietro perché il 15 ottobre è una di quelle date che porta con sé un significato importante, raccogliere perché ciò che è stato – il corteo, la piazza, gli scontri – ci hanno parlato e ci parlano, ed è un errore rimanere sordi, continuare perché siamo donne e uomini carichi di saperi, esperienze, linguaggi che possono parlare a tutte e tutti, e dobbiamo continuare a farlo!

Il vento sta cambiando

24 febbraio 2011

Ancora tetti, bandiere, gru, diritti calpestati, rivendicazioni pericolose, indifferenza diffusa. Di nuovo corpi esposti utilizzati per prendere parola, ancora sciacalli senza vergogna, di nuovo grida, lacrime e rabbia. Scene già viste, storie già vissute, ma il vento, tanto tanto vento. Qualcosa si muove: bandiere che sventolano più forti, voci che echeggiano più lontano, relazioni che si intrecciano più potenti, lavoratori che si incontrano, e si uniscono. Il vento sta cambiando, deve cambiare: ripartiamo dal lavoro!

Esserci

7 febbraio 2011

Non abbiamo perso la nostra dignità, non dobbiamo dividerci in “escort” e “perbene”, non dobbiamo lasciare che il potere maschile e maschilista strumentalizzi il nostro corpo, nè quando ci invita ad essere escort nè quando ci chiede di dimostrare il contrario, non dobbiamo parlare perchè qualcuna ci accusa di “silenzio”, non dobbiamo manifestare perchè qualcuno ci “chiama alle armi”, non dobbiamo farci sentire da chi non ha mai avuto voglia di ascoltarci, ma dobbiamo esserci, solo questo, ognuna con la sua urgenza, perchè siamo con le donne, non contro!

Grazie

7 gennaio 2011

Ci sono cose a cui non si pensa mai, perchè è giusto così. Cose difficili da affrontare, che richiedono energie e forza che non tutti hanno a disposizione. Ma quando accadono devi essere lì e devi esserci con tutta te stessa.

Vedere le donne, tante donne, della mia famiglia ed estranee, prendere in mano tutto e per mano tutti è stata l’emozione più forte che ho provato. Donne faccia a faccia con la morte, impavide, sicure, forti, che hanno accompagnato quella donna che la morte ha cercato di combatterla fino alla fine e a cui poi si è arresa accogliente.

Loro, tutte insieme, unite nel dolore, nello sconforto, hanno fatto della cura la protagonista di una perdita a cui le parole non rendono giustizia. Cura del corpo, cura dell’anima, cura dei dettagli. Di questi giorni così tristi mi è rimasta dentro la sensazione di calore che ho provato quando le ho viste arrivare con le mani piene di dolci, quando le ho viste accogliere parenti ed amici commosse, quando le ho viste sfilare dietro ad una macchina, quando le ho viste scegliere la foto che sarà per sempre, quando le ho sentite piangere e pregare in silenzio.

A quelle donne dico grazie, anche da parte di nonna…

Diversa…da chi?

23 giugno 2010

C’è qualcuno che continua a ripetermi che sono diversa. diversa dalle persone che ha conosciuto e conosce, diversa dalle donne che ha incrociato nella sua vita, diversa nei miei lavori, diversa nel comportamento, diversa nel pensiero, diversa nella parola, diversa negli affetti, diversa nella cura…

questa diversità, ho scoperto, può mandare in crisi chi non è pronto ad accoglierla.

mi stupisco ogni volta del vigore che ha la paura del diverso intorno a noi. vivo così tanto nella certezza che la differenza sia una ricchezza che ogni volta è come ricadere giù dopo una faticosa e ripida salita, e rialzarsi, socchiudere gli occhi per mettere a fuoco quel punto più alto, farsi forza e ricominciare a salire, gradino dopo gradino…

mi stupisco, ogni volta, di ricominciare a salire con un sorriso, come se cadere giù fosse la prova che qualcosa si è mosso.