Archive for the ‘femminismi’ Category

Quello che resta

11 aprile 2014

stefania

Quello che resta sono le statistiche, le cifre, i numeri che preferiremmo non conoscere.
Quello che resta è la giustizia da una parte e l’ingiustizia dall’altra.
Quello che resta è la nostra capacità di scegliere tra le due, ogni giorno.
Quello che resta è una stanza vuota, ancora arredata di tutto punto, con una chiara predilezione per l’arredamento etnico.
Quello che resta sono gli occhi lucidi. L’incredulità. Il senso di colpa.
Quello che resta è la nostra propensione alla distrazione.
Quello che resta è il rosa per le femminucce e il blu per i maschietti.
Quello che resta sono le bandiere arcobaleno.
Quello che resta sono le dediche, gli striscioni, le targhe, la musica, i convegni.
Quello che resta è la possibilità, a volte peggio la certezza, che accada di nuovo tutto, domani. Che magari stia già accadendo, in questo esatto momento.
Quello che resta sono le cicatrici sul volto e su tutto il corpo di Gaetana Ballirò.
Quello che resta sono i ricordi, quelli tristi ma anche quelli felici.
Quello che resta è il futuro.
Quello che resta sono i cortei mezzi vuoti, le cronache rassegnate.
Quello che resta è una sentenza.

Resta anche lei, Stefania, una di noi. Resta il ricordo di una giovane femminista militante uccisa da quella violenza contro cui credeva di combattere. Resta il mal di stomaco, la nausea, la rabbia nel rileggere la sua storia, troppo breve. Resta l’amarezza nel riconoscere percorsi già tracciati. Resta chi pensa che no, a me non può succedere. Resta chi pensa che il femmicidio non esiste. Resta, qualcosa resta sempre, anche quando è qualcuno a andarsene, per sempre!

Stefania Noce. 24 anni. Uccisa dal fidanzato con 10 coltellate

Sui compagni e le compagne

20 dicembre 2013

Perlopiù chi mi conosce s’è abituato. Sa a chi mi riferisco quando dico “compagna”, ma dubito che tutti ne conoscano il significato. Quante volte mi sono sentita dire: “ma perchè devi dire per forza compagna, non puoi dire semplicemente amica?”. No, non posso, e poi semplicemente non è l’avverbio appropriato.

Ricordo che mia madre, donna di partito da sempre, dopo un decennio di allontanamento (e in 10 anni nella sinistra italiana può succedere di tutto senza che nulla cambi) torna sconvolta da una riunione e fà: “hanno iniziato dicendo, amiche e amici, ma non non eravamo compagne e compagni?”.

Ecco appunto! Compagni è una parola di lunga storia, perlopiù politica, che a un certo punto si è deciso di abbandonare: nostalgica, vetero, ancorata a vecchi modelli venuti giù insieme al muro. Per anni è stata legittimata solo nelle scuole, e a ragione. Il compagno o la compagna di banco erano quelli con cui si passava la maggior parte del tempo, si condividevano libri, merenda, strigliate dei prof, compiti a casa e bravate. Poi è diventata di uso comune anche nella vita: quando la famiglia ha cambiato di segno, quando la società ha sorpassato gli interventi normativi e politici, quando non c’erano più solo marito e moglie, ma compagne e compagni di vita, coppie di fatto. Dire “questo è il mio compagno” è stato per anni rivendicare una scelta altra, diversa da quella imposta da una cultura cattolico-patriarcale che disegnava il matrimonio come il destino, unico e ineludibile, di un percorso d’amore. Oggi anche questo è norma: un compagno può essere per sempre.

Compagna è una parola che tiene insieme la politica e la vita, la rivendicazione e il cuore. Con una compagna condividi. Tempo, luoghi, libri, percorsi, scritture, azioni, viaggi, manifestazioni, cibo, sigarette, strade, conflitti, parole. Linguaggi, progetti, aperture, porte in faccia, disagi, gioie, eccitazione, fatica, cariche. Riunioni, incontri, laboratori, lavori, feste, balli, musiche, fotografie, arti marziali. Scontri, confronti, attacchi, pratiche, strategie, cori, striscioni, manifesti. Lo fai per scelta, lo fai perchè lo desideri, lo fai per responsabilità, lo fai per prenderti cura di te, di lei e del mondo. Lo fai perchè sia visibile, riconoscibile, perchè abbia un segno, perchè lasci un segno.

Dico compagna perchè questa parola porta il segno di una relazione, perchè mi dà il senso, perchè mi fa ordine. E quando le compagne sono tante, quando c’è comunità e comunione, quando c’è riconoscimento e fiducia, vai nel mondo con la forza e il peso di tutte, sei radicata e nomade, sei appassionata e appassionante, sei tanta, incontenibile, inaddomesticabile, inarrestabile.

Corri, ma non scappare

23 novembre 2012

Un’amica e compagna, di lunghi viaggi – fisici e simbolici –, di politica, di confidenze, l’ha chiamato “il giorno dopo”, e ha ragione. A me arriva un po’ più tardi, perché si deposita, a strati, quella nausea stanca, quella rabbia  impotente, quella consapevolezza che vorrebbe farsi forza ma a volte si fa  tristezza.

Corri e scappa che ci prendono, chiuse nelle splendide strade del centro capitolino, che non mi erano mai apparse così strette e invasive. Bombe, morte, corpi dilaniati, bambini insanguinati, per un conflitto, lungo, di autodeterminazione. Giornate contro la violenza, adolescenti suicidi, femminicidio, omofobia, fiaccolate, fumetti, pantaloni rosa, teatri, assemblee, incontri, riunioni.

Coloro che mi hanno maltrattata vinceranno se non faccio qualcosa della mia vita dice Nicole. Sì, è questo. Occhi tumefatti, braccia rotte, coltelli in gola, silenzi, ricatti, persecuzioni. “L’assassino ha le chiavi di casa”, urlavano le donne 5 anni fa. E ce l’hanno pure adesso. E fa male, ogni volta, e troppo
spesso. Ieri Roberta Lanzino. Ragazza.

Ieri anche Andrea. Ragazzo.

Saturante, ha detto una donna parlando di Carla Lonzi, in sospensione, ha
detto un’altra parlando delle nostre vite, psicologicamente a terra, mi ha
confidato un’altra ancora.

Eppure siamo sempre qui e lì, in quel teatro, in quella piazza, in quella casa, con corpi stremati ma desideranti, con parole forti e di invenzione, con pratiche genealogiche. Ci siamo, e poi siamo sempre noi, ma ne vogliamo altre.

E ancora, corri, ma non scappare. Fermati, guardati intorno, cerca lo sguardo delle altre, trovale, eccoci!

Attenzione! Femminista, avvicinarsi con cautela

24 marzo 2012

Contesto giovane, serata giovane. Si avvicina un giovane. Ciao, come ti chiami, che fai nella vita? giornalista. lui giovane stagista ingegnere. ti offro da bere? no grazie, faccio da sola. primo avvertimento: “è femminista!”. sì, sono femminista. secondo me parti male dichiarandoti femminista. gelo intorno, lui inconsapevole. io parto male? sì, perchè sai femminismo, maschilismo, è roba superata. io voglio risparmiarlo, è giovane, è ingegnere. lasciamo stare dai. pensa di aver colto nel segno. insiste. io penso che oggi le donne siano avvantaggiate in tutto, nel lavoro per esempio. ghiaccio. secondo avvertimento: “guarda che è meglio se cambi discorso”. lui niente, insiste. nel mio lavoro le donne riescono meglio, i clienti le approcciano in modo diverso, le stanno a sentire di più. ah si? interessante. si si, è chiaro, l’aspetto fisico è importante. il mio viso comincia a cambiare espressione. terzo avvertimento: “senti, ti dico lascia stare, hai sbagliato persona”. niente. che significa femminista? non ha senso. io sono per i diritti delle persone. e allora i padri separati? altro autogol. mi alzo, vado a fumare. mi segue. se l’è cercata. fiume in piena. femminismo e maschilismo non sono la stessa cosa, le donne sono ancora discriminate al lavoro, patriarcato, maschi. perchè mi chiami maschio? secondo me è discriminatorio. pippone filosofico sulla differenza. lui comincia a capire, sbianca, arretra. ti sei mai chiesto perchè una donna al giorno viene uccisa per mano del marito, fidanzato, padre? davvero? sei sicura? si, mi sembra di averlo letto da qualche parte! guarda che secondo me il femminismo non esiste. ah no? secondo pippone su collettivi, luoghi, autrici, militanti. è abbattuto, forse ha capito. scusa ma qual è il tuo obiettivo? farti desistere. ok, ci riesco. se ne va, sparisce. chissà se oggi avrà letto della 17enne uccisa dall’ex. e chissà se non sia il caso di uscire di casa con un cartello: attenzione. femminista. avvicinarsi con cautela.

Esserci

7 febbraio 2011

Non abbiamo perso la nostra dignità, non dobbiamo dividerci in “escort” e “perbene”, non dobbiamo lasciare che il potere maschile e maschilista strumentalizzi il nostro corpo, nè quando ci invita ad essere escort nè quando ci chiede di dimostrare il contrario, non dobbiamo parlare perchè qualcuna ci accusa di “silenzio”, non dobbiamo manifestare perchè qualcuno ci “chiama alle armi”, non dobbiamo farci sentire da chi non ha mai avuto voglia di ascoltarci, ma dobbiamo esserci, solo questo, ognuna con la sua urgenza, perchè siamo con le donne, non contro!

Performance pornografica

15 maggio 2010

Immagina una donna, una bella donna, che entra in una sala cinematografica dove stanno passando un film porno. Pubblico esclusivamente maschile, ovviamente. Lei entra, ha i pantaloni tagliati all’altezza del pube. Imbraccia un fucile, lo punta sui maschi presenti mentre li invita a fare con lei, con i suoi genitali, ciò che stavano immaginando mentre guardavano il film (e forse anche prima di entrare in sala). In silenzio, piano, impauriti, questi uomini se la svignano. Una pazza? No, è Valie Export.

Diversamente occupate DWF

16 marzo 2010

Dopo mesi di riunioni, incontri, scontri, risate, pomeriggi serate e nottate passate a scrivere, aperitivi e cene di lavoro e non, infiniti scambi di mail, intuizioni e forzature, rincorse, trasferte, taglia e cuci, copia e incolla, sposta quello metti questo, ecco a voi il primo numero dwf del 2010, diversamente occupate, a cura di diversamente occupate

Facciamo che sia la feste delle donne

8 marzo 2010

Unifichiamo le situazioni e gli episodi dell’esperienza storica femminista: in essa la donna si è manifestata interrompendo per la prima volta il monologo della civiltà patriarcale.

Manifesto di rivolta femminile, 1973