Archive for the ‘addii’ Category

Forse…però boh

13 maggio 2014

Certe cose arrivano forti, potenti, crudeli, come un pugno nello stomaco quando meno te lo aspetti. E ci vuole tempo per riprendere fiato, rimettersi in piedi, ricominciare a camminare. Quando ci riesci cominci a pensare, anzi no, a sentire. E di solito senti che c’è qualcosa che non va, qualcosa che stona.

Ecco, io sento che c’è qualcosa che stona quando si inceppa il meccanismo di una relazione, che è una cosa complicatissima, che anche gli ingegneri aerospaziali si mettono le mani nei capelli (se gliene è rimasto qualcuno). Perché è una macchina senza forma, fatta di passioni, amore, odio, riconoscimenti, conflitti, paure, desiderio e tante parole e tanti corpi. E si sa, quando ci sono di mezzo i corpi è sempre un gran casino. E poi se sono corpi di donne… Com’è che si inceppa? Quando? Perché?

Forse quando il desiderio prende percorsi diversi, però boh, stare in relazione significa fare spazio al desiderio dell’altra, anche se questo si traduce nel mediare il tuo. Forse perché non si parla più lo stesso linguaggio, però boh, risignificare le parole è la nostra specialità. Forse quando non si riesce a stare più su un terreno di conflitto, però boh, la relazione senza conflitto non è relazione. Forse è perché si ha paura, paura di riconoscersi a tal punto da scomparire, paura di affidarsi e fidarsi, paura di perdere di autenticità, però boh, la paura è sana se ti apre al mondo, non il contrario. Forse è perché si ama troppo, oppure si odia troppo, e dopo un po’ non si riesce più a contenere tutto, però boh, amare, odiare, che significa? Forse quando non hai più voglia, energie, forza, perché si sa, la relazione è fatica.

Forse non è poi così complicato, però boh, io quando sento che si inceppa il meccanismo di una relazione mi trasformo in un ingegnere aerospaziale e non riesco a far altro che passarmi le mani nei capelli (tanti e ricci).

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Quello che resta

11 aprile 2014

stefania

Quello che resta sono le statistiche, le cifre, i numeri che preferiremmo non conoscere.
Quello che resta è la giustizia da una parte e l’ingiustizia dall’altra.
Quello che resta è la nostra capacità di scegliere tra le due, ogni giorno.
Quello che resta è una stanza vuota, ancora arredata di tutto punto, con una chiara predilezione per l’arredamento etnico.
Quello che resta sono gli occhi lucidi. L’incredulità. Il senso di colpa.
Quello che resta è la nostra propensione alla distrazione.
Quello che resta è il rosa per le femminucce e il blu per i maschietti.
Quello che resta sono le bandiere arcobaleno.
Quello che resta sono le dediche, gli striscioni, le targhe, la musica, i convegni.
Quello che resta è la possibilità, a volte peggio la certezza, che accada di nuovo tutto, domani. Che magari stia già accadendo, in questo esatto momento.
Quello che resta sono le cicatrici sul volto e su tutto il corpo di Gaetana Ballirò.
Quello che resta sono i ricordi, quelli tristi ma anche quelli felici.
Quello che resta è il futuro.
Quello che resta sono i cortei mezzi vuoti, le cronache rassegnate.
Quello che resta è una sentenza.

Resta anche lei, Stefania, una di noi. Resta il ricordo di una giovane femminista militante uccisa da quella violenza contro cui credeva di combattere. Resta il mal di stomaco, la nausea, la rabbia nel rileggere la sua storia, troppo breve. Resta l’amarezza nel riconoscere percorsi già tracciati. Resta chi pensa che no, a me non può succedere. Resta chi pensa che il femmicidio non esiste. Resta, qualcosa resta sempre, anche quando è qualcuno a andarsene, per sempre!

Stefania Noce. 24 anni. Uccisa dal fidanzato con 10 coltellate

Orlando Zapata Tamayo

24 febbraio 2010

Prigioniero di coscienza

La morte di un uomo. Il dolore di una madre. La durezza di un regime. Il cordoglio del mondo.