Sui compagni e le compagne

Perlopiù chi mi conosce s’è abituato. Sa a chi mi riferisco quando dico “compagna”, ma dubito che tutti ne conoscano il significato. Quante volte mi sono sentita dire: “ma perchè devi dire per forza compagna, non puoi dire semplicemente amica?”. No, non posso, e poi semplicemente non è l’avverbio appropriato.

Ricordo che mia madre, donna di partito da sempre, dopo un decennio di allontanamento (e in 10 anni nella sinistra italiana può succedere di tutto senza che nulla cambi) torna sconvolta da una riunione e fà: “hanno iniziato dicendo, amiche e amici, ma non non eravamo compagne e compagni?”.

Ecco appunto! Compagni è una parola di lunga storia, perlopiù politica, che a un certo punto si è deciso di abbandonare: nostalgica, vetero, ancorata a vecchi modelli venuti giù insieme al muro. Per anni è stata legittimata solo nelle scuole, e a ragione. Il compagno o la compagna di banco erano quelli con cui si passava la maggior parte del tempo, si condividevano libri, merenda, strigliate dei prof, compiti a casa e bravate. Poi è diventata di uso comune anche nella vita: quando la famiglia ha cambiato di segno, quando la società ha sorpassato gli interventi normativi e politici, quando non c’erano più solo marito e moglie, ma compagne e compagni di vita, coppie di fatto. Dire “questo è il mio compagno” è stato per anni rivendicare una scelta altra, diversa da quella imposta da una cultura cattolico-patriarcale che disegnava il matrimonio come il destino, unico e ineludibile, di un percorso d’amore. Oggi anche questo è norma: un compagno può essere per sempre.

Compagna è una parola che tiene insieme la politica e la vita, la rivendicazione e il cuore. Con una compagna condividi. Tempo, luoghi, libri, percorsi, scritture, azioni, viaggi, manifestazioni, cibo, sigarette, strade, conflitti, parole. Linguaggi, progetti, aperture, porte in faccia, disagi, gioie, eccitazione, fatica, cariche. Riunioni, incontri, laboratori, lavori, feste, balli, musiche, fotografie, arti marziali. Scontri, confronti, attacchi, pratiche, strategie, cori, striscioni, manifesti. Lo fai per scelta, lo fai perchè lo desideri, lo fai per responsabilità, lo fai per prenderti cura di te, di lei e del mondo. Lo fai perchè sia visibile, riconoscibile, perchè abbia un segno, perchè lasci un segno.

Dico compagna perchè questa parola porta il segno di una relazione, perchè mi dà il senso, perchè mi fa ordine. E quando le compagne sono tante, quando c’è comunità e comunione, quando c’è riconoscimento e fiducia, vai nel mondo con la forza e il peso di tutte, sei radicata e nomade, sei appassionata e appassionante, sei tanta, incontenibile, inaddomesticabile, inarrestabile.

Una Risposta to “Sui compagni e le compagne”

  1. Riccardo Mancini Says:

    VENT’ANNI DI BERLUSCONISMO E DEMONIZZAZIONE DEL COMUNISMO, TANTO CHE ADESSO SI DICE “SINISTRA” PER PUDORE E “CENTROSINISTRA” PER OPPORTUNISMO, E TU TI STUPISCI CHE SIA “OUT OF DATE” LA PAROLA “COMPAGNA” O “COMPAGNO”? iL POTERE E’ ANCHE NELLE PAROLE, E NOI SIAMO IN RITIRATA. (“STRATEGICA”, OF COURSE)

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