Per un buon inizio

ci siamo, l’anno sta per finire, e forse finirà tutto in anticipo se i maya o la hack hanno ragione. maya o non maya, margherita o no, quest’anno i segni della fine li abbiamo sentiti tutti, chi più chi meno. io di più. si, ho visto da vicino la morte più violenta, poi la violenza delle malattie che ti prendono in un punto e ti mangiano tutto, inesorabili, poi la violenza più meschina, quella degli uomini sulle donne, poi quella più intima, della fine di una storia. Per non parlare del mondo fuori di me e di tutte quelle volte che ci siamo scontrati violentemente. si, se dovessi dire in una parola il 2012 direi VIOLENZA. ma siamo alla fine.

e allora quest’anno i miei regali saranno per un inizio, uno buono, collettivo:

alle compagne un bel luogo occupato, da tutte noi, a garbatella, preferibilmente caldo d’inverno e fresco d’estate, accompagnato da un gran reddito di esistenza

alle colleghe un altro posto di lavoro, più sereno e rilassato, onde evitare l’inevitabile trasformazione vetero-burocratico-statale

alla redazione del giornale uno spazio durango che spacca, pieno, ricco, colorato, affollato

alle amiche che non ce l’hanno un principe azzurro, a quelle che già ce l’hanno il principe di riserva (che fa sempre comodo)

ai maschi, quelli che amo di più, un pacco regalo con dentro qualche libro scritto da donne, un tanga rosso fuoco, il decalogo della sessualità (la loro) e un pizzico di verità

a tutti gli altri una donna da ascoltare davanti a una birra

alla mia famiglia, larga e allargata, un semplice e grande abbraccio

al mio piccolo gioiello – che è la mia gioia più grande – tutto quello che mi chiede

per me invece un viaggio, il primo dell’anno, e poi i sorrisi di chi è felice di vedermi, le energie positive di chi mi pensa e ricorda con amore, le risate di chi mi capisce al volo, gli sguardi di chi è complice, i pensieri di chi condivide, le parole di chi ha qualcosa da dire, le lettere di chi non riesce a dirle, gli abbracci e i baci sinceri, gli scazzi di chi non vede e non sente e non fa, i conflitti più sani con chi li sa tenere, gli scontri più duri con chi non regge. e poi un altro lavoro anche io, e un principe, magari rosso, e una e mille birre davanti a una e mille donne che mi parlano.

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