Archive for marzo 2012

Attenzione! Femminista, avvicinarsi con cautela

24 marzo 2012

Contesto giovane, serata giovane. Si avvicina un giovane. Ciao, come ti chiami, che fai nella vita? giornalista. lui giovane stagista ingegnere. ti offro da bere? no grazie, faccio da sola. primo avvertimento: “è femminista!”. sì, sono femminista. secondo me parti male dichiarandoti femminista. gelo intorno, lui inconsapevole. io parto male? sì, perchè sai femminismo, maschilismo, è roba superata. io voglio risparmiarlo, è giovane, è ingegnere. lasciamo stare dai. pensa di aver colto nel segno. insiste. io penso che oggi le donne siano avvantaggiate in tutto, nel lavoro per esempio. ghiaccio. secondo avvertimento: “guarda che è meglio se cambi discorso”. lui niente, insiste. nel mio lavoro le donne riescono meglio, i clienti le approcciano in modo diverso, le stanno a sentire di più. ah si? interessante. si si, è chiaro, l’aspetto fisico è importante. il mio viso comincia a cambiare espressione. terzo avvertimento: “senti, ti dico lascia stare, hai sbagliato persona”. niente. che significa femminista? non ha senso. io sono per i diritti delle persone. e allora i padri separati? altro autogol. mi alzo, vado a fumare. mi segue. se l’è cercata. fiume in piena. femminismo e maschilismo non sono la stessa cosa, le donne sono ancora discriminate al lavoro, patriarcato, maschi. perchè mi chiami maschio? secondo me è discriminatorio. pippone filosofico sulla differenza. lui comincia a capire, sbianca, arretra. ti sei mai chiesto perchè una donna al giorno viene uccisa per mano del marito, fidanzato, padre? davvero? sei sicura? si, mi sembra di averlo letto da qualche parte! guarda che secondo me il femminismo non esiste. ah no? secondo pippone su collettivi, luoghi, autrici, militanti. è abbattuto, forse ha capito. scusa ma qual è il tuo obiettivo? farti desistere. ok, ci riesco. se ne va, sparisce. chissà se oggi avrà letto della 17enne uccisa dall’ex. e chissà se non sia il caso di uscire di casa con un cartello: attenzione. femminista. avvicinarsi con cautela.

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L’8 marzo sulla soglia

9 marzo 2012

Oggi pomeriggio ho visto una rappresentazione teatrale: artisti non professionisti hanno messo in scena la tragedia di quel maledetto 25 marzo 1911 in cui donne, giovani, bambine, hanno perso la vita, i sogni, le speranze in una fabbrica newyorkese, tra le camicie che cucivano ogni giorno, avvolte dalle fiamme che hanno preso vita proprio a causa di quelle camicie. Sfruttate, sottopagate, rinchiuse 12 ore al giorno. E allora, dopo 100 anni, ho pensato alle donne del maglificio di Barletta, morte sotto le macerie del palazzo in cui lavoravano, ancora sfruttate e sottopagate, a nero. E ho pensato che la giornata di oggi, l’8 marzo, viene spesso legata a quel giorno di tanti anni fa, quasi a simbolo di una condizione di subordinazione che ti fa morire, e da cui le donne si sono rialzate, lottando, rivendicando, fino a celebrarsi. Eppure Tina, Matilde, Antonella, Giovanna e Maria non ce l’hanno fatta, non si sono rialzate dalle macerie pugliesi, e oggi non si sono celebrate.

Ma le altre sì che hanno avuto spazio in questa giornata: ho letto tanto, sui giornali, sui siti, sui social network. Si è parlato di donne, di quanto (non) lavorano, fuori e dentro casa, di quanto sono discriminate, dentro e fuori la politica, di quanto sono osteggiate a raggiungere le posizioni che contano, dentro e fuori i consigli di amministrazione. Ho letto anche che usciremo dalla crisi mondiale che stiamo attraversando solo se riusciremo a valorizzare il lavoro dell’agricoltura femminile nel sud del mondo. E che altro? Ah sì, uomini che oggi hanno scritto a partire dalle questioni di genere, hanno scritto di donne e dei rapporti tra sessi. E poi mimose, piazze, manifestazioni, solidarietà, conciliazione. I successi di decenni di conquiste: donne che comandano, che governano, che trattano, che occupano la maggioranza delle scrivanie negli uffici pubblici. E poi le violenze: donne uccise, violentate, perseguitate, tutti i giorni, tutte le ore, dentro e fuori le relazioni familiari, amicali, sentimentali, sessuali.

E per tutto il giorno sono stata sulla soglia, nè dentro nè fuori. Nè dentro le celebrazioni della giornata internazionale della donna, per la diffidenza alla sovraesposizione e la puzza di strumentalizzazione, nè fuori, semplicemente. Fino allo spettacolo, fugace e inaspettato, di donne, italiane e straniere, che mi hanno scaraventata dentro e hanno chiuso la porta, con violenza. E non è teatro, non è finzione, il brivido che ti attraversa il corpo quando vedi una donna spegnersi tra le fiamme, di un incendio, di un marito violento, della solitudine.

E ho pensato alle donne di Barletta, che hanno perso la vita sotto le macerie. E poi alle donne che dalle macerie sono ripartite. Ho pensato a L’Aquila, a Napoli, alla Valle. A quelle che dalle macerie ripartono quotidianamente, ogni volta che si rompe un bicchiere, una storia, una speranza. A quelle che lo fanno in silenzio e a quelle che lo urlano al mondo intero. Ho pensato alle compagne e allora ho riconosciuto le donne e il loro odore familiare.

Sono rimasta dentro perchè è casa mia e il fuori non è mai oltre la soglia. E intanto l’8 marzo è passato!