C’era una volta il mondo del lavoro

C’era una volta un gruppo di donne, giovani donne, una trentina circa. C’era una volta un posto di lavoro fatto di mura colorate, telefoni, cuffie, postazioni, tornelli. C’era una volta un mondo, il mondo del lavoro, che fungeva semplicemente: io lavoro, tu mi paghi. Ad un certo punto le giovani donne sono insorte, sono insorte perchè il mondo si era complicato, loro lavoravano, ma nessuno le pagava, per un giorno, per una settimana, per un mese, per un anno… I loro bambini non avevano niente di cui nutrirsi o vestirsi, le giovani donne non avevano i soldi per comprarsi un trucco, non potevano neanche mascherare la loro rabbia, la loro frustrazione. Ad un certo punto si sono guardate, hanno visto il fondo, lo hanno visto sui loro visi, nei loro occhi, e per non precipitare sono salite, salite su un tetto, poi su un grattacielo, sventolando una bandiera, la loro, quella della rivendicazione. dei soldi sì, ma anche della dignità. e ora sono lì, tra le mura colorate di quel luogo di lavoro che da prigione si è trasformato in libertà, la libertà di dire, la libertà di fare, la libertà di gridare al mondo intero la loro storia. e se tutti non vissero felici e contenti, loro vissero consapevoli e libere.

tratto da una storia vera

ogni riferimento a cose o persone non è per nulla casuale

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Una Risposta to “C’era una volta il mondo del lavoro”

  1. andrij83 Says:

    C’era una volta un datore di lavoro imbroglione che una società chiusa oggi, una aperta domani, ha messo in mezzo ad una strada decine e decine di donne e di uomini.
    Eppur è libero.

    Andrea

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