Giustizia fai da te

L’Apriliano, 15 settembre 2010.

Si è urlato all’allarme sicurezza nei giorni scorsi ad Aprilia, dopo gli svariati episodi di violenza e criminalità che si sono consumati in città: i furti in periferia, l’aggressione ad una giovane ragazza di 21 anni. L’allarme c’è, e su questo non vi è dubbio, lo hanno dichiarato anche il sindaco Domenico D’Alessio e gli esponenti politici, sia a destra che a sinistra: “C’è bisogno di maggiore controllo, è necessaria una presenza massiccia di forze dell’ordine sul territorio, in periferia come in centro”. Ma c’è un altro allarme, a mio parere, che dovrebbe far riflettere cittadini ed istituzioni. Quello che è accaduto negli ultimi giorni in città è un fatto di per sé grave, ma la risposta di alcuni cittadini lo è forse ancora di più. Dopo i ripetuti furti in via della Riserva Nuova alcuni residenti hanno pensato bene di “farsi giustizia da sé”, sparando in aria per diverse sere di seguito alcuni colpi di fucile con la speranza di allontanare malviventi e malintenzionati. Farsi giustizia da sé non significa soltanto cercare di proteggere il proprio orticello, casa e famiglia, ma significa soprattutto mancanza di fiducia verso il governo cittadino e verso le istituzioni in genere, in primo luogo verso le forze dell’ordine che, per definizione, hanno il dovere di mantenere l’ordine in città. E’ questo ciò che più di ogni altra cosa dovrebbe sconvolgere i piani alti di Aprilia, il fatto che i cittadini, spaventati ed esausti, ritengano di dover e poter trovare una soluzione diversa da quella ordinaria, vale a dire avvertire carabinieri e polizia. E fa riflettere quanto poco si sia parlato di questa “giustizia fai da te” fatta di ronde e armi sotto il cuscino, sintomo di una società che risponde alla violenza con la violenza. Tutto questo se la violenza entra a rovinare il “proprio orticello”, perché se a subire violenza è una sconosciuta, una giovane donna, alla luce del sole, un pomeriggio, in via Cagliari, molti non ritengono più necessario “fare giustizia”, perché se ad essere aggredita non è una madre, una moglie o una sorella, ma è “soltanto” un’estranea, anche se in evidente difficoltà, quello che regna in città è piena indifferenza. Mi riferisco ovviamente all’aggressione subita dalla 21enne di Aprilia il 3 settembre scorso quando, avvicinata da tre uomini, è stata strattonata, spinta e gettata contro un muro. La ragazza se l’è cavata con qualche livido e qualche contusione, è molto probabilmente scampata ad uno stupro, e questo grazie all’aiuto di un ragazzo che è venuto in suo soccorso quando si è reso conto di cosa stava accadendo. Ma prima del suo arrivo – lo ha dichiarato la ragazza stessa – nessuno si è fermato, nessuno ha pensato bene di mettere in fuga i malviventi, e per questo non sarebbe certo servito un colpo di fucile, sarebbe bastata un po’ di sensibilità a ciò che accade in città, anche se fuori dal proprio orticello.

T.D.M.

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2 Risposte to “Giustizia fai da te”

  1. bruclina Says:

    purtroppo vero amica. certo meglio avere come riferimento una giustizia sociale che appellarsi a metodi fai da te. ma il mio problema ultimamente è che mi chiedo continuamente: perché io devo vivere con l’ansia di essere seguita quando vado in giro sola solo perché sono una donna? perché un mio coetaneo si sente tranquillissimo a girare a piedi a qualsiasi ora del giorno e della notte e non gli verrebbe mai in mente di chiudersi a chiave in casa o di serrare le sicure in macchina, di tenere in mano il telefono alla stazione di sera,di guardarsi le spalle? non ti nascondo che non è difficile essere assalita da vampate di ansia, anche per una che non si è mai sentita una vittima da proteggere. il motivo è sempre lo stesso, la società ci lascia sole difronte ad angherie di ogni natura (anche a lavoro come sappiamo bene), in mezzo alla strada come tra le mura di casa o di un ufficio. questo ci rende invisibili ma soprattutto rende inefficaci le nostre forze e le nostre resistenze. non c’entra nemmeno l’autodifesa perché né un uomo né una donna soli e disarmati saprebbero difendersi da un branco di violenti o da una persona armata. è un problema culturale, ed è ancora vero nel 2010 in un paese “sviluppato”. quello che non concepisco è com’è possibile che una donna, sana, in carne e ossa, debba sentirsi ancora costantemente minacciata da una violenza che è dietro l’angolo e dall’indifferenza che è sulla faccia di tutti.

  2. ilbambi Says:

    E’ il guaio dell’omertà che vige nel nostro paese purtroppo..Si è cresciuti con i consigli dei nonni che ripetevano in loop “fatti i cavoli tuoi e camperai cent’anni di più”..pensiero che contribuisce solamente ad aumentare il clima di indifferenza e diffidenza che regna nelle nostre città,specialmente nelle NOSTRE città,quelle di provincia..
    La situazione è più grave del previsto,la cosa che mi perplime,è che probabilmente tutto questo si allargherà nostro malincuore a macchia d’olio..
    Fabio.

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