L’uomo dietro di me ride della donna accanto a me

Va a Piazza Fiume questo?” grida dalla strada la donna all’autista nervoso della linea capitolina. “Sì signò!”.
Lei sale, ha delle buste con sé, non riesco a vedere cosa contengano. E’ vestita in modo eccentrico, un mix tra una gitana e una dama di compagnia ottocentesca. E’ magra, il viso segnato dalle rughe del tempo – Anna Magnani direbbe che ognuna di quelle rughe le sarà costata cara -, bizzarra in quegli abiti da ragazzina che le scoprono un corpo invecchiato.
Muovi il ventre, muovi il ventre, muovi il ventre…” comincia a dire, prima a bassa voce, poi le sue parole diventano urla. Guarda a terra mentre parla, una mano sulla fronte, si rivolge ai suoi fantasmi: “Dicono che non sei capace, forza! Muovi il ventre, fagli vedere…” e giù una serie di volgarità rivolte sicuramente a una donna, di quelle che solo un uomo riesce a dire, rivolte a se stessa forse…

Lei accanto a me.

Dietro di me un’altra voce, voce di uomo, parla al telefono: “Cosa ha detto?

Risata

Le ha detto che è più bella che intelligente?

Risata

Parlano – dall’altra parte della cornetta c’è un uomo, ne sono sicura – dell’ultima puntata di una serie televisiva comica, che passano quotidianamente e a tutte le ore sul servizio pubblico come sulle reti private, e che vede come protagonista un attore un po’ avanti con l’età, ma con uno spirito giovane e brillante, un attore carismatico, travolgente, che ha conquistato l’Italia e gli italiani a suon di battute e figuracce costruite ad hoc per ogni occasione. E’ la nuova frontiera della televisione italiana: un uomo solo – istituzionale e istituzionalizzato – che tiene le redini di tutto grazie al suo sorriso smagliante… Ultimamente le puntate vertevano sempre sullo stesso tema: le donne, il loro corpo, il loro rapporto con il potere, con gli uomini di potere, e da quello che sento anche quella della sera prima…

Lei è ancora accanto a me. Qualche passeggero si ribella allo sproloquio di parolacce che la gitana-cortigiana continua a sputar fuori, ma lei non li sente “Muovi il ventre, forza!”, continua a ripetere. Non si accorge di chi le sta accanto, non si accorge di me che la guardo e la abbraccio con gli occhi. In quelle poche parole e in quelle molte volgarità c’è racchiusa la sua storia: la storia di un corpo sfruttato, abusato, usato, venduto, violentato, usurpato.

Lui è ancora al telefono. Ride. Continua a ridere su una battuta del comico nei confronti di una donna, ancora una volta il corpo di una donna nel mirino di un maschio…

L’associazione è immediata. La donna accanto a me, il suo corpo che si muove, lei che urla contro quei fantasmi, la donna nel mirino del comico, il suo corpo.

L’uomo dietro di me ride della donna accanto a me.

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