Il viaggio della speranza

E’ una mattina, mattina presto. Si gela.

Le auto che percorrono la strada della stazione sono avvolte in una fitta nebbia che ai romani, per niente abituati a queste temperature e a un clima così cupo, incute timore. La stazione è viva, come ogni mattina, ma c’è silenzio. Eppure c’è tanta gente, la banchina è una lunga coda di corpi irrigiditi dal freddo. Si capisce che sono vivi dalle nuvolette d’alito che escono dai nasi e dalle bocche che faticano a respirare. Il treno d’evessere in ritardo, troppa gente.

Annuncio ritardo” si sente dall’altoparlante. Nessuno ha la forza di protestare, ma la disperazione e la rabbia si leggono in oguno dei volti che riesco a intravedere da dietro la lana della sciarpa, tirata su fino al naso, e da quella del cappello, tirato giù fino agli occhi.

Sembra il set di un film, uno di quelli ambientati nella Russia zarista, e qualche copricapo che si scorge qua e là ci starebbe anche bene, il mio per primo. Invece è un’ordinaria mattina di gennaio alla stazione, con tante ordinarie persone che sono lì, come ogni mattina, da anni, mesi, giorni o solo per la prima e ultima volta, ad aspettare con ansia un treno che si lascia desiderare troppo spesso.

Eccolo, arriva. E’ pieno, come al solito.

Nessuno ha intenzione di aspettare quello dopo (chiassà quando passerà?). Ci accalchiamo alle porte, saliamo, uno sopra all’altro, a forza di spintoni e pestate di piedi. Siamo dentro, tutti. Siamo appiccicati come sardine. Sento il calore della gente, è fratellanza, comprensione e complicità.

Sarà il freddo.

Sarà la comunità dei pendolari.

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2 Risposte to “Il viaggio della speranza”

  1. bruclina Says:

    tesoro, credo che tu sia l’unica che abbia potuto interpretare quella insopportabile, insostenibile, disgustosa nonché coatta calca appiccicaticcia mattutina inscatolata in lamiera come fratellanza, comprensione e complicità. ti stimo molto per questo.

  2. Mauro Says:

    d’evessere… mi comporta un leggero malessere interpretativo nella pur pregevole interpretazione di una situazione abitudinaria, assolutamente routinaria, ma certamente devastante per moltissimi che ogni giorno, malgrado loro, sono costretti pedissequanmente a infliggersi… nell’attesa di un pezzo di ferro delle FS che renderà le loro vite, per tutta la giornata, gelide, misere e mestamente grigie…

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