Archive for dicembre 2009

Bilancio 2009

31 dicembre 2009

Un anno in più ma ne dimostro ancora venti

La gioia di una vita nuova il sorriso di un bambino

Il ritorno all’ovile spaesamento

Un’altra lingua forte e sensuale

Una laurea punto e a capo

Un amore svanito conferme

Relazioni più solide la mia forza

Incontri più o meno sterili

Persone ritrovate sorpresa

Passione costante

Entusiasmo variabile

Determinazione ricompensata

Nonostante tutto, chiudo in attivo.

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Uomini e Proscimmie

27 dicembre 2009

Tre ricercatori vanno in Madagascar a studiare il comportamento sessuale dei lemuri, i primati più antichi.

Scoprono questo:

Benchè maschi e femmine in apparenza perseguano lo stesso scopo (riprodursi), i due sessi sono perennemente in conflitto: il maschio ha tutto l’interesse a disseminare i propri spermatozoi, mentre la femmina ha tutto l’interesse a non sprecare il proprio uovo, selezionando fortemente il maschio.

In sostanza, mentre il maschio punta sulla quantità, la femmina punta sulla qualità.

Io leggo la loro ricerca e scopro di incontrare lemuri ovunque.

Lista di Natale

20 dicembre 2009

a mia sorella una cabina armadio

a mia madre un idraulico e un elettricista – disponibilità 24 ore su 24

a mio padre un avatar bulgaro

a claudio un vero partito

a lucas tutto quello che vuole

ai nonni un po’ più di compagnia (anche se loro vorrebbero pronipoti)

a simona un biglietto di solo ritorno

a guero il rinnovo del contratto

a erica un assistente personale (maschio, carino e di compagnia)

a roberto il taglio del cordone

a laura un virus che le blocchi il sito ryanair

a monica uno studio shiatsu

a lucio un po’ di pace

a fabio una fidanzata, mezza angelo mezza demone

a claudia una clonazione gratuita, anzi due

a angela una casa nuova, più piccola, più accogliente, più raggiungibile

a federica un viaggio romantico

a eleonora una tessera “ingresso quando vuoi, anche di notte” della biblioteca nazionale

a antonella un cinema tutto suo

a mara una moto

a mari il giro del mondo in 80 giorni

a andrea una vacanza, niente cellulare niente internet

a gianluca un panino con la porchetta, un bicchiere di romanella e una cioccolata calda

A ME BASTATE VOI … presi a piccole dosi

Un crescendo

19 dicembre 2009

Le piace scrivere.

Le piace scrivere, studia comunicazione.

Le piace scrivere, studia comunicazione, scrive sui giornali.

Le piace scrivere, studia comunicazione, scrive sui giornali, è una giornalista.

Le piace scrivere, studia comunicazione, scrive sui giornali, è una giornalista, scrive un blog.

Le piace scrivere, studia comunicazione, scrive sui giornali, è una giornalista, scrive un blog, è una blogger.

BLOGGER DI PROFESSIONE

Scrivere paga, un blog ancora di più

A carte coperte – ATTO II

17 dicembre 2009

io: Pronto?

il pittore: Salve, ho visto il suo cv, è interessante.

io: Grazie! Lei dipinge, organizza mostre e gestisce una galleria d’arte, giusto?

il pittore: Esatto.

io: Bene, deve essere un bel lavoro. Io sono interessata a collaborare con lei, vogliamo fissare un appuntamento per conoscerci?

il pittore: Sì certo, è fondamentale che io la veda, diciamo, a figura intera…

io: ???

il pittore: Sì, lei sa che…

io: Cosa? Mi sa che non lo so…

il pittore: Io cerco sì una collaboratrice, ma ho bisogno anche di una modella per i miei quadri.

io: Ah…e ovviamente le due figure devono coincidere…

il pittore: Beh, sì…

io: Ok, capisco.

(non chiedo cosa dipinge il pittore. mi vedo per un attimo la Monna Lisa del terzo millennio. sorrido. chiudo la chiamata.)

ANNUNCIO: cercasi collaboratrice per gestione galleria d’arte

LEGGI: cercasi modella per quadri di nudo che sia anche capace di usare fotocopiatrice e fax

A carte coperte – ATTO I

17 dicembre 2009

Non mi chiede se sono laureata, se so scrivere, che esperienze ho, ma ha un forte interesse per la mia giovane età e per la mia vita sentimentale.

Capisce al volo che sono intelligente e competente e mi offre a occhi chiusi il posto di sua assistente personale, ben pagata.

Devo essere il suo braccio destro, spigliata e solare, comunicativa e intraprendente, promuovere, pubblicizzare, accompagnarlo nei suoi viaggi, alle serate, alle cene, fare qualche comparsa nei film, fargli compagnia durante l’aperitivo…e mettiamoci pure qualche servizietto ogni tanto!

ANNUNCIO: cercasi segretaria di direzione per società di produzione cinematografica

LEGGI: cercasi accompagnatrice, max 30 anni, single, con aspirazioni cinematografiche

Vera

17 dicembre 2009

La giovane donne è seduta di fronte a me. Mi guarda. Io la guardo. E’ amore a prima vista.I suoi occhi scuri, profondi, mi fissano, mi entrano dentro, parlano al mio cuore. Si chiama Vera, ha degli orecchini bellissimi, rossi, come le scarpe. Scarpe di vernice, tacco 10 o 12. Ha un abbigliamento provocante, maglia nera che lascia intravedere un bel decolté, un neo poco sopra il seno destro, minigonna corta, troppo corta, che scopre due lunghe gambe poco curate, stanche. Il viso è allungato, labbra sottili accentuate da un rossetto, anch’esso rosso, zigomi esaltati da un tocco di cipria. Ma gli occhi, quelli non sono truccati, sono i suoi, occhi grandi, e tristi.

Mi parlano, mi raccontano ciò che hanno visto e ciò che stanno per vedere ancora una volta, ciò che ormai si ripete da tempo, tutti i giorni, tutte le sere, tutte le notti. Vedono violenza, violenza mascherata da piacere, un piacere fisico, animale, ancestrale. Vedono uomini disperati che godono nel possedere quel corpo, ma che non li guardano mai quegli occhi, perché quegli occhi sono sempre chiusi quando Vera lavora, ma loro vedono e sentono, non basta chiuderli per non vedere. Sono loro che mi parlano, che mi raccontano di Vera.

E’ giovane, veramente giovane, forse poco più che maggiorenne, ma il suo corpo no, è vecchio, desolato, stanco, il suo viso è triste, il trucco non può nasconderlo, le sue braccia magre, livide, non lasciano spazio a dubbi. Lei vive circondata dalla violenza, lei vive circondata da uomini, uomini cattivi, che si servono di lei per guadagnare denaro, che si servono del suo corpo per soddisfare i propri impulsi, per sfogare le proprie umiliazioni, le proprie sconfitte, le proprie frustrazioni. Solo i suoi occhi riescono a dirmi della sua giovinezza, della vita rubata, della voglia di fuggire a tutto questo, della paura a farlo.

Vera è una prostituta, una delle tante ragazze portate via dal proprio paese e dalla propria famiglia con la promessa di una vita migliore, e poi sbattute come cani randagi in mezzo alla strada, costrette a passare lì le loro giornate, su un marciapiede, tra i cespugli, in un camion, in un’auto, addestrate a provocare chi passa per la loro strada, a vendersi il meglio possibile, e non al miglior offerente, a tutti, perché devono fare soldi, perché i soldi servono a far girare il traffico di chi le sfrutta, perché se quei soldi non li guadagnano si ritrovano ad essere il bersaglio della brutale violenza dei loro sfruttatori.

Vera mi guarda. Guarda le mie scarpe comode, i jeans e la maglia che fanno molto brava ragazza, la giacca è il sentore che sono lì seduta di fronte a lei perché anche io sto andando a lavorare. Guarda il mio viso, rotondo e olivastro, non c’è un filo di trucco, fa molto acqua e sapone. I miei occhi, scuri come i suoi, le parlano, le raccontano ciò che hanno visto e ciò che vedono ora.

Lei si vede nei miei occhi, è questo l’amore no?

Sa che la sto ascoltando e non giudicando, sa che non c’è compassione, non c’è pena, ma c’è solo comprensione e rabbia. Rabbia perché semplicemente non è giusto, non è giusto che lei stia lì di fronte a me, seduta come me, ma vestita così perché deve esserlo, pronta per una giornata di lavoro che odia più di qualsiasi cosa. Comprensione perché capisco come si sente, so che vuol dire essere costretta ad andare lì, quel posto di lavoro, un ufficio nel mio caso, soddisfare le richieste di persone che non guardano mai i miei occhi, ma che sono solo interessate al guadagno che io possa portare loro. E’ una violenza diversa, ma è violenza, è una prostituzione diversa, ma è prostituzione. La prostituzione del corpo e quella del pensiero, Vera ed io, una di fronte all’altra. Lei si prostituisce per sopravvivere, nel vero senso della parola; io mi prostituisco per… per cosa?

I suoi occhi me lo stanno chiedendo: perché lo fai? tu che puoi scegliere? Lo faccio anch’io per sopravvivere, nel senso di vivere con agio e non di non morire, in questa società. Qualcuno ha ingannato Vera quando le ha promesso una vita migliore, la nostra società ha ingannato me quando mi ha fatto credere di essere libera di poter scegliere la mia vita, il mio lavoro, la mia strada. Lei è costretta su un marciapiede tutto il giorno, io in un ufficio; lei deve sottostare quotidianamente ad una violenza fisica che le fa sanguinare il cuore, io ad una violenza psicologica ed emotiva che il cuore lo congela. Le dico che non siamo poi tanto diverse, che potremmo scambiarci di posto senza troppi sconvolgimenti, che lei cerca qualcuno che la ascolti e la aiuti e che io cerco lo stesso, una persona che mi dica che tutto quello per cui sto lottando non è un sogno irrealizzabile, che non ho sbagliato tutto, che arriverà il giorno in cui tutti i tasselli torneranno al posto giusto.

Lei cercava me, io cercavo lei. Ci siamo incontrate una mattina di ottobre su un autobus mezzo pieno che viaggia tra le vie grandiose e rumorose di Roma, ci siamo confidate senza parlarci, ci siamo capite senza spiegarci, ci siamo amate perché tanto diverse e tanto simili.

Devo scendere, la mia corsa finisce qua, la sua no. Io lavoro in centro, lei no.

Mi alzo senza togliere i miei occhi dai suoi, non voglio smettere di parlare con il suo cuore, so che non la rivedrò più. E’ lei a decidere, lei è più forte. La giovane donna che era seduta di fronte a me abbassa lo sguardo, perdo il calore dei suoi occhi, sento freddo. Lei porta la mano all’orecchio sinistro, si toglie lentamente l’orecchino bellissimo, lo guarda, me lo porge senza alzare la testa. E’ un regalo per me. Lo prendo, tocco la sua mano, è fredda, ha freddo anche lei.

Scendo dall’autobus con il suo orecchino tra le dita, è bellissimo. Mi incammino, faccio tre passi e sento un brivido improvviso che mi attraversa la schiena, sono i suoi occhi! Mi giro mentre le porte del mezzo si chiudono, lei è ancora lì, una giovane donna che va a lavorare. Le manca un orecchino, il sinistro. Mi guarda, il suo viso allungato e truccato è ancora stanco, ma i suoi occhi sorridono. E’ un saluto, è un felice addio. Le sorrido anch’io, ma i miei occhi sono tristi. Scende una lacrima, mi riga il volto.

Seguo l’autobus che si allontana, è nato un amore lì dentro questa mattina. Entro in ufficio. Abbigliamento da brava ragazza, viso acqua e sapone. Quell’unico orecchino rosso al mio orecchio sinistro stona. Ma è bellissimo…

Condividere il mondo

16 dicembre 2009

Luce Irigaray - Condividere il mondo, 2009 Lunedì 14 dicembre la filosofa belga Luce Irigaray ha incontrato gli studenti di Filosofia politica dell’Università degli studi Roma Tre per parlare (in un ottimo italiano) del suo ultimo libro “Condividere il mondo”, in cui torna a parlare del rapporto di sè con l’altro.

Aprirsi all’altro restando fedeli a se stessi, valorizzare il silenzio come mezzo di interazione tra le parti, costruire il mondo sul bene. Questi i punti chiave di un seminario che affascina per la voglia di pensare a ciò che deve essere, ma che apre un dibattito sulla distanza di tale pensiero filosofico dalla violenza dei tempi che viviamo.

Una donna, un classico vivente l’ha definita qualcuno, che incute il tipico timore delle donne di due generazioni precedenti alla mia, ma che si entusiasma come una ragazzina davanti a un bicchiere di vino e una crepe radicchio e gorgonzola da Sapore e Arte.

Stanze e scatole

16 dicembre 2009

Gli uomini vedono la vita come una scatola, le donne come una grande stanza circolare. Tutti gli uomini vivono chiusi in una scatola, piccola, media o grande a seconda non della loro altezza, bensì della statura del loro Ego. Le donne, tutte, abitano una grande stanza rotonda, priva di angoli e minimamente arredata, pronta ad accogliere. I maschi aprono la loro casa-scatola ripetutamente durante una giornata, migliaia di volte nel corso della loro vita, ma la richiudono sempre. La stanza delle donne è sempre aperta, c’è la chiave nella serratura della porta, fuori. Quando gli uomini fanno capolino dalla scatola, sempre lentamente, timorosi, con la costante paura del fuori, stanno già pensando a come tornare velocemente dentro e rintanarsi se le cose si mettono male. E quand’è che si mettono male? La squadra del cuore che prende due reti in casa dall’ultima in classifica: qualche insulto all’arbitro di turno e alla sua malcapitata compagna, due birre per dimenticare, e di corsa nella scatola a pensare che in fin dei conti di quella squadra non gliene frega niente, però che fai? non ti unisci agli amici nella sconfitta? O ancora, una donna che non si concede o, molto peggio, una donna che si concede troppo in fretta: sante o zoccole che siano fanno paura, e la testa del maschio tende ad allontanarle, ma la pancia no, e di corsa nella scatola a pensare che in fin dei conti, in entrambi i casi, quella donna gli piace, la prima perché si lascia conquistare, la seconda perché l’ha già conquistato. E ancora, arriva il momento in cui tutti gli amici si fidanzano e organizzano viaggi romantici con la propria metà, e loro – i maschi – che montano cabaret e monologhi originalissimi per screditare quest’amore romantico ed esaltare la ricchezza della loro libertà, una libertà che maledicono appena chiusi in scatola, che li rende tristi, soli e malinconici, eppure incapaci di dirselo, di gridarselo che la libertà è ben altro. Le donne vivono il loro spazio con la naturalità delle padrone di casa, una memoria femminile che ama l’ordine ma lascia aperte tutte le possibili combinazioni tra chi c’è stato, chi c’è e chi verrà. La donna non teme il mondo, Lei il mondo l’ha creato e donato agli uomini, al punto che spesso se lo lascia sottrarre. La femmina, che vive di relazioni anche solo per essere un corpo potenzialmente abitabile da un’altra creatura, non ha paura della solitudine, perché sola non può essere, ma ad essa sfugge in ogni caso, perché ama. E ama di un amore autentico, quello che viaggia sul filo della relazione e del contrasto, quello che ricerca la soddisfazione del proprio desiderio nella felicità di chi le è accanto, perché una donna è felice se chi la circonda è felice, e il suo amore si traduce nel vivere di sé per gli altri e con altri. E proprio perché ama, incondizionatamente, spesso senza ragione, è da sempre rappresentata come l’essere, tra i due generi (non è questo un “due matematico”), votata al sacrificio e alla sofferenza. Perché lasciare la stanza aperta se ciò provoca sofferenza femminile? Perché potenziare il potenziabile se si traduce in sacrificio femminile? Perché non sono le donne a dirlo. Cari uomini, se una donna è pronta ad accogliere nella propria stanza la vostra scatola, se una donna vi accoglie dentro di sé e accanto a sé, è lei che lo vuole. Se una donna giustifica le vostre dimenticanze dandovi dell’uomo brillante che si concede il lusso di essere altrove con la testa, è perché vuole dipingere di un colore diverso la vostra scatola, perché altrimenti sareste intercambiabili con quelle scatole di cartone tutte uguali… Se una donna dice di amarvi credetele, perché non può essere altrimenti; se dice di non amarvi più credetele, perché non potete fare altrimenti; se dice che vuole solo sesso non datele retta, perché lei – la donna – ama il proprio corpo e con esso fa solo l’amore; se non dice niente il vostro impulso a tacere di queste cose gioirà, ma è un impulso solo vostro… La vita è più bella in due, questo è vero. Ma una scatola, quanto sia grande l’Ego del maschio che vi risiede, rimane una scatola, e una scatola al centro di una grande stanza dà il senso del rapporto che esiste tra il maschio e la femmina. Ma abbiamo detto che la stanza delle donne è sempre aperta, e di scatole può contenerne tante, può metterle in fila, disporle per altezza, ammucchiarle una sull’altra, occupare quasi tutto lo spazio, quasi, perché non ci dimentichiamo che la stanza è circolare, e le scatole, tutte, hanno gli angoli. Rimarranno sempre, comunque, spazi vuoti, io lo chiamo il di più femminile, sono quelli che nessun uomo potrà mai riempire…

Segni eccentrici

16 dicembre 2009

Segni eccentrici, 2009, n. 3-4

Ultimo numero di DWF, numero doppio che chiude il 2009.

Mia la recensione del libro di Luisa Muraro “Al mercato della felicità”.