Bilancio 2011

3 gennaio 2012

diciassette viaggi, tre all’estero. molti di piacere, altri di desiderio e volontà politica. spettacoli teatrali, concerti, feste pensate. convegni, interventi, manifestazioni. una in difesa dei diritti civili, tante in difesa del lavoro. un’elezione, un concorso, una vertenza. un progetto editoriale. una collaborazione conclusa, due contratti firmati. articoli, saggi, interventi, recensioni. tanti. compagne vecchie, compagni nuovi. affinità elettive. gli amici di sempre. un amore e tante passioni. un paese alla deriva, pensieri frammentati, pratiche di ricomposizione. fatica, tanta. voglia, di più. buoni propositi per il nuovo anno: leggere, parole, sguardi, gesti. solo questo.

Se torna il sereno

27 dicembre 2011

Un ufficio silenzioso e silente, ancora assopito. Risveglio da giorni calorosi, di unione e condivisione, di giochi e risate, di bimbi felici di fronte a un libro parlante, di donne sorridenti e soddisfatte di fronte a una tavola imbandita, di giovani chiusi in casa davanti a un camino e annebbiati dai fumi, di coppie innamorate sotto alberi illuminati, di folle impazzite per le vie della città, di vecchi impegnati a ricordare il passato e a immaginare un futuro, di vite spezzate, di famiglie divise, di crisi persistenti.

Un’irruzione violenta e volgare, per un risveglio brusco. Brividi attraversano il corpo e gelano il cuore. Riportano nell’umido della terra che si fa fango, e investe corpi e pensieri, li copre, li soffoca. Nel presente che non riesce a farsi futuro, nelle lettere che non riescono a comporre frasi, nei suoni che non riescono a farsi melodia, nei gesti che non possono indicare la strada. E’ il nostro tempo, quello che viviamo e abitiamo, dal quale fuggiamo rifugiandoci, nelle case, nei romanzi, nelle relazioni. Sospesi su nubi insidiose, pronti a precipitare, alla disperata ricerca di paracaduti che possano ammorbidire la caduta. La salvezza nelle relazioni intrecciate, coltivate, disperse, ricominciate. In quelle politiche fatte di corpi, nella voglia di vedersi, toccarsi, stare insieme, pensare insieme. E’ lì che le nubi si disperdono e torna il sereno.

Piazze e date

18 ottobre 2011

Io amo la storia ma le date non mi sono mai entrate in testa. C’è chi dice che senza date non c’è storia, io dico che non c’è storia senza narrazione, senza donne e uomini, senza quella politica che lavora per il cambiamento, per le rotture, per ricucire, per spostare, per “rivoluzionare”.

In questi anni di vita politica ho imparato sul mio corpo e sulle mie pratiche che le date portano con sé un significato importante, ma continuano a non piacermi, e continua a non piacermi l’uso che se ne fa. In quest’ultimo anno sono stata costretta ad associare corpi e modalità politiche e simbolico a quelle date: il 16 ottobre, il 14 dicembre e poi il 22, il 13 febbraio, il 9 aprile, e ora il 15 ottobre. Date in cui ci sono stata, con il mio corpo, insieme alle altre e agli altri, quando organizzata, quando indipendente, quando scettica, quando emozionata, sopra un carro, in un corteo, in una piazza enorme, seduta per terra, e infine di corsa, anche spaventata, tra lacrimogeni, incendi, caschi e blindati.

Devastazione e violenza organizzata, così hanno definito ciò che è andato in scena sabato 15 ottobre. Io credo sia qualcosa di più: la guerriglia urbana, sì organizzata e prevista, ma anche prevedibile, è il sintomo di una conflittualità acre e radicale, le cui motivazioni vanno rintracciate in un disagio profondo, per gli spazi (non) abitati, per gli abusi subiti, per le parole (non) dette, per la politica (non) agita.

E’ un tempo strano il nostro, quello che quotidianamente viviamo e attraversiamo, con i nostri corpi, le nostre parole, la nostra politica. In cerca della ricomposizione, di un senso comune, di una dimensione collettiva, ricerca che non deve fermarsi davanti a una piazza distrutta, una madonna in pezzi o cassonetti e auto bruciate. La condanna è legittima, la perdita di spazi, forze e energie no.

Guardare indietro, raccogliere e continuare, con le altre e con gli altri, perché la mia politica è fatta di corpi e relazioni, non di date. Guardare indietro perché il 15 ottobre è una di quelle date che porta con sé un significato importante, raccogliere perché ciò che è stato – il corteo, la piazza, gli scontri – ci hanno parlato e ci parlano, ed è un errore rimanere sordi, continuare perché siamo donne e uomini carichi di saperi, esperienze, linguaggi che possono parlare a tutte e tutti, e dobbiamo continuare a farlo!

Porto e parto

1 agosto 2011

Una stagione è al termine, è tempo di vacanza, di riposo, di svago. Porto con me una valigia carica, piena, di esperienze, ricordi, emozioni, corpi. Porto con me un lungo anno, di incontri, piazze, lavori, parole, pensieri, saperi, inizi e conclusioni. Porto con me quel vento che ho sentito soffiare insieme alle altre e agli altri. Porto con me le mie compagne, i loro racconti, i loro geni, la loro compagnia, le loro torte, balli e canti. Porto con me i Tempi Nuovi di una nuova avventura e chi l’ha resa realtà. Porto con me le menate e le risate di un luogo di lavoro estraneo. Porto con me una rivista, una nuova associazione e gli atelier in progress. Porto con me una e tante piazze, campeggi, convegni, interventi. Porto con me uno spazio aperto e comune di confronto. Porto con me tanta tanta politica, di pensiero, di esperienza, di relazione, di quotidiano. Porto anche il costume e due libri: il diario di una madre e la forza delle figlie.

Porto l’amore e parto con lui!

Il vento sta cambiando

24 febbraio 2011

Ancora tetti, bandiere, gru, diritti calpestati, rivendicazioni pericolose, indifferenza diffusa. Di nuovo corpi esposti utilizzati per prendere parola, ancora sciacalli senza vergogna, di nuovo grida, lacrime e rabbia. Scene già viste, storie già vissute, ma il vento, tanto tanto vento. Qualcosa si muove: bandiere che sventolano più forti, voci che echeggiano più lontano, relazioni che si intrecciano più potenti, lavoratori che si incontrano, e si uniscono. Il vento sta cambiando, deve cambiare: ripartiamo dal lavoro!

Esserci

7 febbraio 2011

Non abbiamo perso la nostra dignità, non dobbiamo dividerci in “escort” e “perbene”, non dobbiamo lasciare che il potere maschile e maschilista strumentalizzi il nostro corpo, nè quando ci invita ad essere escort nè quando ci chiede di dimostrare il contrario, non dobbiamo parlare perchè qualcuna ci accusa di “silenzio”, non dobbiamo manifestare perchè qualcuno ci “chiama alle armi”, non dobbiamo farci sentire da chi non ha mai avuto voglia di ascoltarci, ma dobbiamo esserci, solo questo, ognuna con la sua urgenza, perchè siamo con le donne, non contro!

Grazie

7 gennaio 2011

Ci sono cose a cui non si pensa mai, perchè è giusto così. Cose difficili da affrontare, che richiedono energie e forza che non tutti hanno a disposizione. Ma quando accadono devi essere lì e devi esserci con tutta te stessa.

Vedere le donne, tante donne, della mia famiglia ed estranee, prendere in mano tutto e per mano tutti è stata l’emozione più forte che ho provato. Donne faccia a faccia con la morte, impavide, sicure, forti, che hanno accompagnato quella donna che la morte ha cercato di combatterla fino alla fine e a cui poi si è arresa accogliente.

Loro, tutte insieme, unite nel dolore, nello sconforto, hanno fatto della cura la protagonista di una perdita a cui le parole non rendono giustizia. Cura del corpo, cura dell’anima, cura dei dettagli. Di questi giorni così tristi mi è rimasta dentro la sensazione di calore che ho provato quando le ho viste arrivare con le mani piene di dolci, quando le ho viste accogliere parenti ed amici commosse, quando le ho viste sfilare dietro ad una macchina, quando le ho viste scegliere la foto che sarà per sempre, quando le ho sentite piangere e pregare in silenzio.

A quelle donne dico grazie, anche da parte di nonna…

Il guardiano del faro

3 gennaio 2011

Mi hanno sempre detto che il guardiano del faro è uno dei lavori più nobili e romantici mai esistiti, o forse l’ho solo immaginato. Sono cresciuta con l’idea che colui (e mai colei) che avesse il compito di “guardare” il faro fosse in realtà una guida illuminante, per la rotta delle navi, per gli avventurieri, per gli amanti, per interi paesi e città. Ho sempre pensato che ogni guardiano amasse il proprio faro, lo sentisse suo, godesse nel trascorrere notti intere ad ammirare la profondità del buio squarciata a cadenza regolare dalla luce.

Ora voglio che il guardiano del faro dorma ogni notte in un caldo letto, il suo.

L’altra Italia siamo noi

25 ottobre 2010

I dieci punti fondativi del Paese che vogliamo:

1. E’ l’Italia che accoglie il profugo, lo straniero perseguitato, disperato, costretto all’emigrazione da guerre e disastri ambientali, da un’economia globale escludente e punitiva. Un paese aperto al mondo, accogliente, multiculturale.

2. E’ l’Italia che garantisce a tutti i suoi abitanti un minimo vitale, un reddito di cittadinanza, che valorizza il lavoro e la produzione di beni socialmente utili e compatibili con l’ambiente.

3. E’ l’Italia che protegge, cura e preserva, per le generazioni future, il suo straordinario patrimonio culturale, storico, architettonico. E’ il paese dei paesaggi armoniosi, costruiti attraverso un secolare e paziente interscambio tra uomo e natura. L’Italia della co-creazione, tra l’attività umana e questa Terra che ci è stata regalata.

4. E’ l’Italia che riduce i consumi, lo spreco, e valorizza il riciclaggio degli scarti di lavorazione e consumo, mentre combatte il riciclaggio del denaro “sporco”. Paese delle energie rinnovabili, del risparmio energetico, della sovranità energetica ed alimentare.

5. E’ l’Italia dei prodotti tipici, della biodiversità agricola, gastronomica, culturale. Delle mille reti solidali tra produttori e consumatori, che costruiscono ogni giorno un altro mercato, equo e solidale, con il lavoro e l’ambiente.

6. E’ l’Italia che si fa amare in tutto il mondo nel campo dell’arte, della cultura, della scienza, dello sport. Il paese del bello e buono, della ricerca scientifica finalizzata al miglioramento della qualità della vita, della cultura come bene comune ed accessibile a tutti.

7. E’ l’Italia delle pari dignità tra uomo e donna, della condivisione delle responsabilità pubbliche e private. E’ il paese del legame forte e solidale tra vecchie e nuove generazioni, che vede nell’anziano una risorsa e nei giovani una pianta che ha diritto a crescere in un terreno fertile e ricco d’acqua.

8. E’ l’Italia della pace e della solidarietà internazionale, che si batte perchè la guerra sia messa al bando, il disarmo liberi risorse umane e finanziarie per sostenere le popolazioni più deboli, per ripristinare l’habitat degradato. Lotta affinchè sia abolita in tutto il mondo la pena di morte (Usa e Cina inclusi), perchè la tortura sia messa al bando, perchè le carceri siano un luogo di recupero e non un girone dell’inferno.

9. E’ l’Italia che rispetta la memoria delle sue vittime, che pretende la verità e la trasparenza nella gestione della res publica. L’Italia dei mille comuni, della democrazia partecipata, dove i cittadini sono soggetti attivi e responsabili, dove la Scuola ha un valore fondamentale ed al prezioso lavoro dei suoi operatori è riconosciuta la giusta mercede e dignità.

10. E’ l’Italia di Falcone e Borsellino, di don Diana e Impastato e di migliaia di cittadini che hanno perso la vita per non cedere al ricatto dei poteri mafiosi e occulti. All’avanguardia nella lotta contro la nuova borghesia criminale che sta conquistando il pianeta con capitali insanguinati.

C’era una volta il mondo del lavoro

11 ottobre 2010

C’era una volta un gruppo di donne, giovani donne, una trentina circa. C’era una volta un posto di lavoro fatto di mura colorate, telefoni, cuffie, postazioni, tornelli. C’era una volta un mondo, il mondo del lavoro, che fungeva semplicemente: io lavoro, tu mi paghi. Ad un certo punto le giovani donne sono insorte, sono insorte perchè il mondo si era complicato, loro lavoravano, ma nessuno le pagava, per un giorno, per una settimana, per un mese, per un anno… I loro bambini non avevano niente di cui nutrirsi o vestirsi, le giovani donne non avevano i soldi per comprarsi un trucco, non potevano neanche mascherare la loro rabbia, la loro frustrazione. Ad un certo punto si sono guardate, hanno visto il fondo, lo hanno visto sui loro visi, nei loro occhi, e per non precipitare sono salite, salite su un tetto, poi su un grattacielo, sventolando una bandiera, la loro, quella della rivendicazione. dei soldi sì, ma anche della dignità. e ora sono lì, tra le mura colorate di quel luogo di lavoro che da prigione si è trasformato in libertà, la libertà di dire, la libertà di fare, la libertà di gridare al mondo intero la loro storia. e se tutti non vissero felici e contenti, loro vissero consapevoli e libere.

tratto da una storia vera

ogni riferimento a cose o persone non è per nulla casuale


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